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Nonostante tutto non bisogna occupare le scuole, parola di genitore

Orlando Vella 27 Novembre 2012 3 minuti letti

Non vi è dubbio che il precedente e l’attuale governo hanno sferrato un pesantissimo attacco frontale alla scuola pubblica.

Un attacco che ha portato, a partire dalla finanziaria estiva del 2008, al taglio di circa 9 miliardi di euro e alla cancellazione di circa 150mila posti di lavoro, se calcoliamo anche gli effetti del blocco del turnover imposto dalle ultime manovre e l’aumento dell’età pensionabile della riforma Fornero.

La professionalità dei docenti viene mortificata, i lavoratori precari vengono estromessi dall’insegnamento dopo anni di servizio con l’escamotage del concorsone, inventato dal Miur allo scopo di confondere le idee dell’opinione pubblica sulle cause della loro mancata stabilizzazione che, come tutti sappiamo, e’ stata determinata esclusivamente dai tagli agli organici effettuati in questi anni. Tagli che hanno portato con se un’inevitabile dequalificazione dell’insegnamento nelle nostre scuole, compromettendo il diritto dei nostri studenti a un’istruzione di qualità. Il ministero ha lasciato che venissero sperperati soldi pubblici, destinati alla scuola, in progetti di discutibile utilità (ne e’ un esempio la clamorosa vicenda, emersa in questi giorni, delle cosiddette ‘pillole del sapere’), e continua a tagliare al settore, con l’ultima legge di stabilità approvata il 23 Novembre scorso alla Camera, circa 1 miliardo di euro. Ora, lo Stato non può farsi interamente carico del sistema d’istruzione pubblica, ritenendo necessario il ricorso a finanziatori privati, con la conseguente introduzione di soggetti esterni all’interno degli organi collegiali delle nostre scuole, come prevede la legge ex Aprea. Proprio contro questi ultimi provvedimenti i coordinamenti delle scuole, gli studenti, i precari, gli insegnanti e gli Ata sono scesi in piazza Sabato 24 Novembre. Pur condividendo le motivazioni politiche non bisogna occupare le scuole.
Le occupazioni studentesche si ripetono periodicamente nei Paesi occidentali come presunta fonte di rinnovamento. Non è così, non deve essere così! La libertà di manifestare è importante per far valere le proprie idee, ma l’occupazione di una scuola non è la soluzione.
Se da una parte stupisce il clima di ottimismo che pervade i manifestanti, evidentemente ancora troppo giovani o “estremisti” per cogliere l’eccesso dell’azione, dall’altra si deve evidenziare una positiva contrapposizione tra chi occupa le scuole e chi invece vuole forme di protesta alternative che coniughino didattica ed espressione del dissenso. Tale contrapposizione si è manifestata in particolar modo al liceo Scientifico Gaetano Rummo di Benevento dove, sin dal momento in cui l’istituto è stato occupato, un gruppo consistente e compatto di studenti ha organizzato momenti di incontro durante i quali gli insegnanti o gli studenti stessi tengono lezioni di cultura generale. In questo modo mostrano di non accettare il fatto che un gruppo minore di ragazzi decida per loro e li escluda dal loro diritto allo studio e dimostrano di voler continuare a svolgere con regolarità le loro lezioni. Bisogna continuare a supportare questi ragazzi, come già stanno facendo dirigenti, insegnanti e genitori e convincere gli occupanti a sospendere subito questa forma di protesta che fa male a loro per primi.

* Genitore componente del Consiglio d’Istituto del Liceo Scientifico “G. Rummo” di Benevento

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