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Entro il 18 Giugno si pagherà l’acconto dell’Imu, l’emendamento in Commissione Bilancio ne stabilisce i criteri

Orlando Vella 5 Aprile 2012 6 minuti letti

Per il Governo è il banco di prova per il calcolo del gettito previsto per il 2012, per il settore agricolo è la “pietra tombale”.

Il governo potrebbe rivedere entro il prossimo 31 luglio le aliquote di base della nuova Imposta Municipale Unica, la vecchia Ici, in funzione del gettito che sarà registrato con il pagamento dell’acconto, atteso entro il mese di Giugno. La possibilità di rivedere l’importo della nuova tassa è emersa al Senato con un emendamento dei relatori al decreto di semplificazione fiscale, presentato in accordo con il Governo.
Con lo stesso emendamento i relatori, Antonio Azzollini e Mario Baldassarri (Pdl e Fli), hanno anche chiarito le modalità di pagamento della prima rata dell’Imu. L’emendamento specifica che per il 2012, il primo anno di applicazione dell’Imu, il pagamento della prima rata cui adempiere entro il 18 giugno, ovvero l’acconto «è effettuato, senza applicazione di sanzioni e interessi, in misura pari al 50% dell’importo ottenuto applicando le aliquote di base e la detrazione previste». I contribuenti dovranno dunque calcolare l’importo della tassa, moltiplicando per 160 la rendita catastale (rivalutata del 5%), applicare l’aliquota di base (il 4 per mille sulla prima casa, il 7,6 per mille su tutti gli altri immobili, e non quella eventualmente già deliberata dai pochi Comuni che l’hanno decisa), togliere le detrazioni forfettarie, che sono pari a 200 euro più 50 euro per ogni figlio a carico di età fino a 26 anni, e pagare la metà di quest’importo.
A dicembre, cioè con il saldo, si pagherà il resto, tenendo conto delle aliquote effettivamente stabilite nel frattempo dal Comune di residenza, che possono essere il 2 per mille in più o in meno per la prima casa (quindi dal 2 al 6 per mille) e il 3 per mille in più o in meno sugli altri immobili. Solo pochissimi Comuni hanno già fissato le aliquote definitive dell’Imu, anche perché hanno tempo per farlo entro la fine di giugno.
Neanche a fine giugno però, quando cioè tutti i Comuni dovranno aver adottato le necessarie delibere consiliari sull’aliquota Imu, i contribuenti italiani sapranno quanto dovranno effettivamente sborsare per la nuova imposta sugli immobili. Entro la fine di luglio, come detto, il governo potrebbe infatti rivedere tutto, comprese aliquote e detrazioni. Secondo l’emendamento presentato dai relatori, infatti, il governo «sulla base del gettito della prima rata dell’imposta municipale, provvede alla modifica delle aliquote, delle relative variazioni e della detrazione stabilita per assicurare l’ammontare del gettito complessivo previsto per l’anno 2012».
Il governo ha concesso degli sconti agli agricoltori che tuttavia, sono solo dei piccoli ritocchi ma, rischiano di creare condizioni di confusione ed incertezza:
– abbattimento dell’aliquota dallo 0,2% allo 0,175% per i fabbricati strumentali all’attività agricola (catastalmente individuati come D10)
– abbattimento del 25% della base imponibile per gli immobili (fabbricati e terreni) detenuti da imprenditori agricoli professionali o coltivatori diretti
– esenzione dall’Imu per terreni e fabbricati siti in zone montane (sopra i 1000 metri di altitudine)
– abbattimento della base imponibile del 50% per i fabbricati dichiarati inagibili
– cambiamento degli importi in acconto e a saldo. L’acconto dovrà essere versato entro il 18 Giugno e sarà del 30% mentre il saldo sarà a dicembre e pari al 70%
Sarebbero inoltre allo studio ipotesi di riduzione della base imponibile anche per i terreni siti in aree collinari.
Sentiamo, nel merito, alcune autorevoli valutazioni.
Il presidente della Coldiretti Sergio Marini: “Riteniamo corretto sospendere il giudizio fino a che non ci saranno elementi certi e definitivi che possano garantire il rispetto di tutte le conclusioni responsabilmente condivise al tavolo fiscale che abbiamo aperto con il Governo, che prevedevano tra l’altro sia la reintroduzione delle franchigie per l’Imu sui terreni agricoli dei coltivatori diretti sia un impegno ad una successiva ridefinizione dell’imposizione per tutti i fabbricati strumentali”.
Il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi: “Un importante segnale di attenzione da parte del governo, ma non basta le misure proposte costituiscono indubbiamente un atto esplicito della buona volontà del governo di garantire maggiore equità al provvedimento. C’è però ancora molto da fare anche perché nella previsione attuale manca tuttora la garanzia di un gettito agricolo certo e definito”.
Il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi: “L’emendamento del governo non ci convince affatto. Le proposte non rispondono per nulla alle attese del mondo agricolo e senz’altro non sono coerenti con gli impegni assunti dall’esecutivo al Tavolo di confronto con le organizzazioni agricole. La soluzione adottata dal governo, quindi, non ci piace in maniera assoluta. Quanto ci era stato assicurato non è stato mantenuto”.
Il presidente di ANPA-(Associazione Nazionale Produttori Agricoli) Furio Venarucci: “Il Governo non vuole capire che l’agricoltura non è in grado di sopportare patrimoniali di nessuna natura. Se non c’è reddito non ci sono spazi per spremere tasse. L’unico sbocco di questa politica fiscale dissennata sarà quello di far chiudere molte aziende agricole oggi in mano a chi tenta ancora di vivere di agricoltura e consegnare questo enorme patrimonio immobiliare alla speculazione e alle banche. Va ricordato infatti che molti agricoltori hanno già ipoteche sul patrimonio, molte delle quali a favore di Equitalia, e che molti rischiano di mandare tutto all’asta. Continuare su questa strada ha un solo significato: favorire chi oggi ha il denaro e con pochi spiccioli presto si approprierà di patrimoni importanti. E ricordiamo che sull’agricoltura sta investendo la delinquenza organizzata che alla fine è l’unica che ha i soldi per pagare tasse e comprare a buon prezzo i terreni che saranno dismessi con quello che oggi c’è sopra. L’agricoltura italiana ringrazia il governo dei Professori”.
Ignazio Messina, deputato dell’Idv in Commissione Finanze alla Camera e responsabile nazionale del Dipartimento Idv Agricoltura: “Il gioco delle tre carte e’ servito e, come temevamo, la questione dell’Imu agricola rimane ancora irrisolta. Dopo le tante promesse e rassicurazioni avute dal ministro Catania, l’emendamento depositato dal relatore al Senato sul decreto fiscale non ci soddisfa. Il Governo sta sottovalutando il problema, come dimostrano pienamente le stime diffuse la scorsa settimana sul gettito atteso dall’Imu agricola. Le stime del ministero infatti sono basate su dati Ici e sono ben lontane dalla realtà. Il carico fiscale per l’agricoltura e’ ancora troppo alto e non e’ ammissibile ingannare i tanti imprenditori agricoli che con questa partita si stanno giocando le loro aziende. Il rischio e’ che il Governo si accorga troppo tardi del danno che sta facendo all’agricoltura del nostro Paese. Se questo è l’aiuto promesso per il settore, l’Italia dei Valori non ci sta, continueremo a portare avanti la nostra battaglia a fianco degli agricoltori fuori e dentro il Parlamento, dove ci batteremo perché venga posta all’ordine del giorno la nostra proposta di legge per l’esenzione IMU di tutti i fabbricati ad uso strumentale.
Il presidente dell’Italia dei Valori On. Antonio Di Pietro in una nota congiunta al’On. Messina afferma: “Siamo scandalizzati dall’incoerenza dimostrata dal Partito Democratico e dall’UDC in tema di agricoltura. A che serve esprimere solidarietà ai problemi del mondo agricolo quando poi, all’interno del Palazzo, si vota esattamente contro gli impegni presi in piazza?”. Solo pochi giorni fa infatti, massimi esponenti del Pd e dell’UdC erano in piazza Montecitorio con gli agricoltori che manifestavano contro la stangata dell’Imu che rischia di mettere in ginocchio migliaia di aziende, in Aula, invece, l’Udc si astiene mentre il Pd, vota, paradossalmente, contro la proposta di esenzione.

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